Google Panda è un aggiornamento della “grande G” annunciato sul blog ufficiale del motore di ricerca. Il cambiamento apportato ha influenzato in breve tempo il 12% delle interrogazioni e le successive iterazioni fino a Google Panda 2.4 hanno coinvolto la SERP anglosassone, USA e UK, praticamente nella sua interezza.

A onor del vero va detto che non si sa ancora se Google Panda sia un vero e proprio aggiornamento dell’algoritmo, o se vi sia una componente “umana” ad ogni avvio, per il momento manuale. Si è ipotizzato anche l’introduzione di questa novità come PandaRank, ma ci si muove nel campo delle speculazioni, come più di una volta succede agli addetti ai lavori.

Google Panda per i contenuti di qualita’

Google Panda dà nuovo lustro a uno degli assiomi SEO più famosi ovvero “Content is King” (il contenuto è il re). Sta a significare che un testo ben ottimizzato, con parole chiave equilibrate e, soprattutto, di qualità e rilevante per l’utente, è il miglior biglietto da visita sia per risultare search engine-friendly che user-friendly.

Google Panda colpisce i contenuti di bassa qualità e quelli duplicati, che non soddisfano le richieste effettuate dagli utenti.

Al contrario, premia i contenuti rilevanti e originali per gli utenti che in questo modo vedono le proprie richieste esaudite in modo esaustivo da risultati che creano valore.

Com’è possibile per Google capire quale sia un contenuto di qualità e quale no? Fra le varie ipotesi fatte, ce n’è una che potrebbe, sempre al condizionale, spiegare come opera Google Panda.

Come opera Google Panda

Se Google Panda include in sé un aggiornamento algoritmico, PandaRank che lo si voglia chiamare o meno, probabilmente riguarda tre fattori comportamentali degli utenti, deducibili dai seguenti dati:

In soldoni, se si passa poco tempo sul sito e si ritorna indietro a dietro a fare la stessa ricerca in Google, i contenuti presenti sul sito di uscita non sono di alta qualità.

Di contro, se si passa molto tempo sul sito, si condividono le informazioni presenti (ad es. sui social network) e non si ritorna indietro sulla SERP per rifare/affinare la ricerca, si dovrebbe aver trovato ciò che fa al caso dell’utente. Indi per cui, un contenuto da re.

Morale: siti con bounce rate alto e bassa permanenza perdono la sfida con Google Panda.

Chi viene penalizzato da Google Panda

A subire gli attacchi più pesanti sono le Content Farm, quei portali così chiamati perché “coltivano” contenuti di dubbia utilità, poco rilevanti ed estremamente brevi (250-300 caratteri).

Si noti come i siti anglosassoni HubPages, Suite101, Ezine articles; tirati su unicamente con lo scopo di scalare la SERP e monetizzare, sono stati colpiti tanto duramente da Google Panda da registrare un calo delle visite dal 70% al 90%.

Le Content Farm hanno molti punti in comune che Google Panda riconosce motivo di penalizzazione.

Si noti che Google Panda non funziona escludendo da un sito ben strutturato i singoli contenuti afflitti da queste problematiche.

Bensì penalizza interi domini, se una percentuale (ancora non specificata) presenta contenuti di scarsa qualità.

Le 23 domande da porsi per affrontare Google Panda

Amit Singhal di Google, per mettere le cose in chiaro su questo aggiornamento nuovo quanto perfettibile indica 23 domande da tenere sempre in mente per non essere penalizzati da Google Panda.

  1. Ti fideresti delle informazioni incluse in questo articolo?
  2. Questo articolo è scritto da un esperto o da un appassionato che conosce bene l’argomento, o è di natura superficiale?
  3. Il sito ha articoli duplicati o ridondanti su temi identici o simili, con differenze solo leggere sulle parole chiave?
  4. Ti sentiresti a tuo agio nel lasciare il tuo numero di carta di credito a questo sito?
  5. L’articolo presenta errori di ortografia, di stile, o di fatto?
  6. I temi rispecchiano il reale interesse dei lettori del sito, o il sito genera contenuti cercando di capire cosa potrebbe ottenere un miglior posizionamento sui motori di ricerca?
  7. L’articolo fornisce contenuti o informazioni, report, ricerche e analisi originali?
  8. La pagina fornisce un valore sostanziale rispetto ad altre pagine incluse nei risultati di ricerca?
  9. Che tipo di controllo qualità viene fatto sui contenuti?
  10. L’articolo descrive entrambi i lati di una storia?
  11. Il sito è riconosciuto come autorevole nel suo ambito?
  12. Il contenuto è prodotto in outsourcing, su larga scala, da un gran numero di persone, o distribuito su un gran numero di siti, in modo che le singole pagine o siti non ottengono la stessa attenzione e cura?
  13. L’articolo è stato scritto bene, o sembra poco curato o prodotto in fretta?
  14. Per una query relativa alla salute, ti fideresti delle informazioni di questo sito?
  15. Sei in grado di riconoscere questo sito come una fonte autorevole, quando ne viene menzionato il nome?
  16. L’articolo tratta il tema in modo completo o dettagliato?
  17. L’articolo contiene un’analisi perspicace o informazioni interessanti che vanno al di là dell’ovvio?
  18. Questo è il genere di pagina che metteresti nei Preferiti, condivideresti o suggeriresti agli amici?
  19. Questo articolo ha un eccessivo numero di annunci pubblicitari che distraggono o interferiscono con il contenuto principale?
  20. Ti aspetteresti di vedere questo articolo in una rivista cartacea, in una enciclopedia o in un libro?
  21. Gli articoli sono brevi, inconsistenti o comunque privi di particolari utili?
  22. Le pagine sono prodotte con grande cura e attenzione ai dettagli?
  23. Ci sono utenti che si lamentano quando vedono le pagine di questo sito?

Google Panda ha ucciso l’article marketing?

No, l’article marketing può sopravvivere a Google Panda, anche se a certe condizioni e fermo restando che diventerà una parte meno importante nel contesto:

Vi sono ulteriori consigli da poter seguire per evitare la penalizzazione, fermo restando che bisogna prima di tutto testare, testare e testare.

Google Panda in Italia

Google Panda è arrivato in Italia il 12 agosto 2011, come annunciato sul blog ufficiale di Google, che sottolinea inoltre l’estensione di questo aggiornamento alle altre lingue europee come tedesco, francese e spagnolo.

Amit Singhal ha affermato che, a differenza dell’introduzione di Google Panda nei Paesi anglosassoni, il Panda in salsa italiana riguarderà, almeno inizialmente, solo il 6-9% delle ricerche.

Google Panda in Italia: chi vince e chi perde

Dopo circa una settimana dall’arrivo di Google Panda in Italia, la società di analisi tedesca Searchmetrics ha diffuso i dati dello “sconvolgimento” delle SERP italiane.

I nostri SEO hanno commentato i dati italiani su Google Panda con professionalità e un pizzico di ironia.

Considerazioni finali su Google Panda

L’unica cosa da fare per affrontare al meglio questo nuovo aggiornamento è lavorare bene, come si è sempre fatto, e continuare a testare senza urlare “Al Google Panda, al Google Panda” ad ogni avvisaglia di spostamenti in SERP. Un esempio della perfettibilità viene dal concetto stesso di duplicazione: pare che non sempre la pratica venga bacchettata, dipende dall’utilità che un duplicato può dare.

A chiudere, le slide dell’intervento di Benedetto Motisi, SEO di DEA Marketing S.r.l. e Simone Righini (Go At SEO), al webinar SEO Training su Google Panda.

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