Fondato nel 1998 da Larry Page e Sergey Brin, Google è diventato in breve tempo sinonimo di motore di ricerca. Il sito più visitato al mondo ha rappresentato uno spartiacque nel mondo dei search engine e più in generale di Internet. Google ha vinto la sfida dei motori di ricerca non solo per gli algoritmi, ma anche e soprattutto grazie alla sua disponibilità verso l’utente rinunciando a guadagni facili e veloci per investire più oculatamente in futuro.

Per questo tutt’ora continua a cavalcare da leader il settore, grazie a continui miglioramenti. Dal caos degli albori alle incisive, e ancora in uso, modifiche apportate da Google si potrebbe quasi dividere la storia del SEO in “Prima e dopo Google”.

Già i primi motori di ricerca usavano l’HTML, gli spider e i metatags. Ma il problema non fu degli strumenti ma del loro utilizzo.

Prima che per gli utenti, i contenuti venivano ottimizzati ad uso e consumo esclusivamente dei motori di ricerca. Infatti, molti publisher iniziarono ad abusare delle indicazioni SEO a loro disposizione, contribuendo a creare una situazione alquanto caotica e confusionaria.

Nei primi anni ’90, ad esempio, i metatags erano l’unica apparente fonte per i robots di individuare le parole chiave contenute in una pagina web al fine di indicizzarla. E così se ne fece un uso improprio tanto che bastava inserire ripetutamente le parole chiave nei metatags e nel testo per essere nei primi posti delle SERP.

A causa di un uso indiscriminato di questo e altri “trucchetti”, i motori di ricerca rischiavano di non rappresentare più un aiuto all’utente ma uno strumento di confusione più che di ordine delle pagine Web. Per non parlare dei siti non dichiaratamente sponsorizzati: compresa la potenzialità del mezzo, i search engine vendevano le prime posizioni della SERP ma senza avvisare l’utente della pubblicità fatta passare per risultato di ricerca.

Si era reso necessario introdurre degli algoritmi per scoprire i truffatori e togliere loro la possibilità di manipolare i risultati delle ricerche a loro piacimento. Nacquero quindi algoritmi più complessi e sempre più intelligenti, meno soggetti alle forzature da parte dei webmaster. Questo decretò di fatto l’inizio del SEO moderno, e di certo non la sua fine.

Bloccate le scalate artificiali ai risultati di ricerca, fare SEO è diventato una scienza, contrapponendosi proprio a tutta quella serie di espedienti alla portata di tutti.

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