Il Penalty Summit è stato un percorso di studio e approfondimento interessante e ricco di spunti. Teoria, realtà e pratica si sono armonizzati in una visione d’insieme ad ampio raggio dove le varie competenze nel web, dall’editing al copy, dalla SEO al management, si integrano l’una nell’altra nel comune obbiettivo di scalare la SERP e rispondere ai bisogni delle persone, così come alle esigenze del Brand, senza rischiare penalizzazioni. Osservare il tutto dalla prospettiva negativa della penalizzazione, mi ha portato alla consapevolezza che alla base dello sviluppo di una strategia costruttiva e utile per rendere un sito e i suoi contenuti appetibili e di valore ci sono delle regole. Queste ci permettono non solo di evitare le penalizzazioni, ma anche di intercettare la criticità e risolverle qualora ne siamo “vittime” consapevoli o inconsapevoli. Queste regole non sono nuove, ma rappresentano il cardine comune su cui poggiano le varie nozioni di Web Writing, Strategy, Editing, Developing e SEO integrate nelle indicazioni delle Linee Guida di Google. Ho riassunto tutte la mia esperienza e le mie considerazioni in questi 7 punti.

1.UN FILO SOTTILE COLLEGA LE VARIE COMPETENZE DEL WEB

Il Penalty Summit mi ha aiutato a individuare una giustificazione, un intento e una collocazione precisi a tutto ciò che ho imparato finora studiando SEO, Web Writing, Web Developing e Web Marketing, facendo confluire il tutto in una visione d’insieme armonica e flessibile che mi ha permesso di capire fino a che punto ci si può spingere e perché ci si deve fermare secondo le Linee Guida di Google. I relatori hanno superato ogni mia aspettativa: al ritmo dell’ora accademica hanno dato informazioni valide e utili per evitare o superare le penalizzazioni, presentando allo stesso tempo strumenti o tools essenziali per rendere tutto più semplice, accessibile e integrabile nello sviluppo di una strategia.

 

2.FACCIAMO CHIAREZZA SU COSA SONO LE PENALIZZAZIONI

Nell’intervento iniziale Adriano de Arcangelis ha definito i due principali tipi di penalizzazioni come algoritmiche e manuali: le prime inflitte senza l’intervento umano in seguito a controlli e calcoli del «Sistema» e le seconde attivate dai «Quality rater» di Google in seguito a segnalazioni del sistema o degli utenti. Su tutto sembrano dominare Panda, Penguin e Hummingbird che tengono sulle spine SEO e Web Specialist, quando invece, come hanno evidenziato in particolare  le analisi di Ivano Di Biasi e Emanuele Tolomei, alla resa dei conti per evitare le penalizzazioni la cosa essenziale è seguire le Linee Guida di Google su contenuti, linking e user experience. Esse mettono in luce tutto ciò che si pretende da un sito per “instaurare” un rapporto di fiducia basato su standard di qualità e autorevolezza ben definiti.

 

3.CONOSCERE LE LINEE GUIDA DI GOOGLE PER EVITARE PENALIZZAZIONI

Durante questo corso è stato sottolineato a più riprese che conoscere bene le Linee Guida di Google aiuta a capire i vari algoritmi di controllo e arrivare a “temerli” con rispetto. Se si sa dove cercare Google ti dice cosa pretende dal google_penalizzazionetuo sito assicurandoti che se segui le sue regole a proposito di contenuti,  accessibilità e usabilità del sito la penalizzazione si evita. In particolare Google ti assicura che anche la SEO e il Link building sono permessi entro range di accuratezza e coerenza definiti da precisi standard di qualità, come hanno evidenziato nei loro interventi Flavio Mazzanti e Matteo Russo. Questi standard di qualità imposti da Google rappresentano la garanzia su cui si basa  il suo rapporto di fiducia con l’utente: offre alle persone la migliore esperienza di navigazione e di ricerca per rispondere ai propri bisogni e queste lo hanno ripagato facendolo diventare in poco tempo il motore di ricerca leader nel mondo. Allo stesso modo, la fiducia reciproca è alla base del “contratto di affiliazione” che Google pretende da noi, se seguiamo le sue regole lui ci aiuta nella scalata alla SERP. Se sgarriamo in modo irriverente, oltre la possibilità che ci viene offerta di risolvere il problema, nel beneficio del dubbio che un rapporto di fiducia garantisce,  la discesa è inevitabile.

 

4.LE PAROLE CHIAVI SU CUI GOOGLE BASA LA FIDUCIA NEI CONFRONTI DI UN SITO O BRAND

Le Linee Guida di Google in fin dei conti sono ben comprensibili agli esperti del settore perché sono concentrate sugli stessi principi e concetti su cui poggiano le nozioni di SEO, Copy, Blogging, Web Management e Web Developing. Per tutti, la strada da percorrere per salire la SERP e non incorrere in penalizzazioni è sempre basata su quattro parole chiavi:

Ogni esperto per il settore di competenza, si trova a dover sviluppare il suo lavoro seguendo questi quattro principi che si tratti di contenuti, di editing o di struttura. In particolare Flavio Mazzanti e Matteo Russo hanno sottolineato come tutto ciò sia fondamentale nella strategia di link building interna ed esterna al sito, così come nella definizione dei parametri di controllo dei siti a cui vogliamo collegarci. Allo stesso modo, Claudio Marchetti, Domenico Puzone e Chiara Chierchiè presentandoci strumenti e tools per individuare le penalizzazioni, assieme a case study risolti, hanno evidenziato come la conoscenza dei principi e degli standard imposti da Google sono alla base per risolvere le criticità.

 

5.CONOSCERE BENE IL NOSTRO SITO E AVERNE CURA

Nella scalata alla SERP del nostro sito o del Brand bisogna lavorare in modo certosino e preciso, tenendo sempre traccia di tutte le operazioni che si sceglie di fare. Tutti i relatori sono stati inflessibili nel trasmettere questo messaggio: un sito non rimane bello e sicuro per sempre, bisogna continuamente prendersene cura per mantenerlo ottimizzare_sito_webautorevole sia nei contenuti che nella struttura. Questo ci permette di individuare le criticità che non sempre rappresentano penalizzazioni o di cui siamo vittime inconsapevoli. Emanuele Tolomei ne ha dato prova nel suo intervento: lui nutre un certo “rifiuto” dei tools e ha dimostrato con un esempio concreto come scorrere a ritroso i vari interventi che hanno preceduto un problema di discesa nella SERP, non correlato a penalizzazioni, gli ha permesso di individuare l’errore. In modo diverso ce lo ha fatto comprendere anche Danilo Vaccalluzzo insegnandoci come capire se il nostro sito è stato vittima di attacco da parte di un hacker e come risolvere il problema con vari tools. La cura del sito, la precisa organizzazione del lavoro e la comprensione delle regole sono quindi fondamentali per intercettare le penalizzazioni di cui siamo vittime inconsapevoli, come ancora una volta Claudio Marchetti, Domenico Puzone e Chiara Chierchiè hanno evidenziato nei loro interventi pratici di analisi del link building e di campagne di Adsense che si sono rilevate penalizzanti.

 

6.LA BRAND REPUTATION È UN FATTORE FONDAMENTALE

Fino a questo punto abbiamo presentato i fattori che condizionano le penalizzazioni più tecniche introdotte da Adriano De Arcangelis, acquisendo informazioni utili per controllare e mantenere “in vita” un sito di valore e ben posizionato. A queste Benedetto Motisi ha aggiunto nel suo intervento le penalizzazioni derivanti da un forte calo della Brand Reputation a cui, come lui stesso ha spiegato, è necessario rispondere con una strategia di “repulisti” molto accurata e “taylor made” a seconda del caso. La Brand Reputation è un punto critico molto delicato che può essere attaccato sia online che offline, ampliando così il raggio di azione per risolvere la penalizzazione non solo ad una strategia che tiene in considerazione le regole del web e le Linee Guida di Google, ma necessita di un lavoro di indagine e riqualificazione ben sviluppato e ragionato volto a riqualificare il Brand in un’ottica di recupero della fiducia della sua Reputation da parte delle persone e anche di Google.

 

7.ANCHE I SOCIAL HANNO LE LORO REGOLE E PENALIZZANO

Al Penalty Summit infine non si è parlato solo di siti, ma anche di profili Social. In particolare Elisa Contessotto e Olga Andrienko di SemRush hanno evidenziato come gestire un profilo Facebook e una campagna di Facebook Ads secondo le Linee Guida del social più gettonato al mondo. Facebook è molto rigido e impone delle scelte molto precise e mirate in base al prodotto o servizio che si vuole pubblicizzare e nella scelta del target su cui ci si vuole concentrare. Da un’analisi superficiale sembra molto sottile il limite tra quello che è permesso fare e la penalizzazione, in realtà una lettura approfondita delle Linee Guida di Facebook è la base fondamentale per acquisire dimestichezza con le sue esigenze. Esigenze che riflettono la necessità di tutelare le persone nel social adeguandosi alle leggi che distinguono le varie aree geografiche del mondo, in un’ottica di convivenza globale che assicura a tutti un comportamento etico e corretto.

Conclusioni

La mia esperienza al Penalty Summit si è dimostrata in definitiva molto positiva: ho arricchito il mio bagaglio di conoscenze molto utili e allo stesso tempo ho intercettato il filo sottile che collega le varie competenze richieste dal Web. In tal senso, per quanto il multitasking sia non solo l’ambizione del singolo ma spesso la pretesa più ricercata nel mondo del lavoro, Penalty Summit mi ha fatto capire che di Superman ce ne sono pochi e che la collaborazione tra le diverse figure professionali nel Web dovrebbe essere alla base di una strategia vincente soprattutto contro penalizzazioni involontarie o attacchi dall’esterno.

Consiglio Penalty Summit a tutti, dal Web Manager, allo Strategist, al copy e al blogger che vogliono essere in grado di individuare le criticità per risolvere una penalizzazione. Lo consiglio anche agli SEO specialist senior o junior più “avventurosi” perché per imparare a giocare in modo astuto bisogna anche sbagliare per conoscere fino a che punto ci si può spingere, perché, come dice Donald Trump,

«Stai giocando per vincere…o stai giocando per non perdere?».

 

 

3 risposte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *