Agli inizi di Agosto, su Google Webmaster Central Blog è stato pubblicato un annuncio riguardo la possibilità di utilizzare l’https per migliorare il posizionamento del proprio sito web. Nei mesi si sono fatte diverse valutazioni e sono stati portati avanti dei test sulle SERP: pare proprio che la loro intenzione sia quella di far sì che sempre più siti web inizino ad utilizzare i certificati SSL per rendere la navigazione web più sicura per gli utenti.

Nel mondo SEO è subito stato un fermento, com’è logico che sia, nonostante sia stato reso pubblico che questo “boost” avrebbe influenzato circa l’1% dei risultati attualmente presenti sulle SERP. L’1% può non sembrare tanto, ma considerata la quantità di pagine indicizzate è un numero davvero considerevole.

In previsione di questo annuncio, già alcuni mesi fa, il team degli sviluppatori di Google ha pubblicato un video chiamato “HTTPS everywhere” nel quale mostrava i vantaggi di utilizzare i certificati SSL e spiegava come implementare correttamente tale funzionalità.

Appresa la notizia, molti webmaster si sono mobilitati per correre all’implementazione dell’HTTPS ma non tutti i passaggi sono andati a buon fine. Search Engine Land ha infatti documentato il caso emblematico del sito Buffer, affetto da un calo drastico del traffico dopo aver fatto degli errori nell’implementazione dei certificati.

La domanda è: ne vale davvero la pena?

Dopo l’annuncio nel Google Webmaster Central Blog, il post su G+ di John Mueller, la dichiarazione di Matt Cutts di Marzo ed il video postato poco più in alto, parrebbe proprio di sì

Per verificare la veridicità di tali affermazioni, Searchmetrics ha eseguito uno studio per capire se effettivamente i certificati SSL potessero migliorare il posizionamento di un sito web. I risultati sono tutt’altro che incoraggianti e pare proprio che non ci sia attinenza tra l’utilizzo dei certificati SSL ed un miglioramento del posizionamento sulle SERP.

Migliorare il posizionamento con l'HTTPS: ha senso?

Ciò che concludono è che, probabilmente, Google non ha ancora iniziato ad utilizzare questo segnale nel posizionamento web, ma non è detto che non venga poi utilizzato in futuro o che sia un fattore di ranking talmente marginale, da non dare riscontri concreti riscontrabili sulle SERP analizzate.

La seconda domanda che sorge spontanea è:

Quali siti dovrebbero utilizzare i certificati SSL?

È logico pensare che l’HTTPS dovrebbe essere implementato soltanto in quei siti che utilizzano dati sensibili degli utenti, nei siti in cui ci si registra, si inseriscono dati di carte di credito e così via. Ancor più se Google suggerisce di utilizzare certificati SSL ad alto valore di criptaggio (2048-bit) che, come sappiamo, sono piuttosto costosi e non necessari per siti poco sensibili quali ad esempio i blog.

Tuttavia Google non fa distinzioni di tipologia di sito, le indicazioni sono state date a valenza globale ed è chiaro che, viste le dichiarazioni, la richiesta di mettere in sicurezza il web diventerà una necessità sempre più stringente in futuro. Di quanto questa modifica influenzerà le SERP non ci è dato sapere, si tratta pur sempre di uno dei tantissimi fattori di ranking attualmente in circolazione che è davvero difficile riuscire a trovare una motivazione certa ad un aumento o diminuzione di visite su un sito web in un determinato lasso di tempo. Vero è che un minimo fattore in più è sicuramente meglio di un minimo fattore in meno.

La cosa più sensata da fare al momento è evitare la corsa al criptaggio e spendere piuttosto il proprio tempo nello studio delle SERP e, perché no, all’eventuale implementazione corretta del certificato SSL sul proprio sito. Errori grossolani possono capitare a tutti e, come abbiamo visto nel caso di Buffer, una piccola svista può portare a grossi problemi di prestazione del proprio sito.

Possiamo forse ritenere che questa mossa di Google sia in parte dovuta anche alle recenti vulnerabilità del sistema SSL emerse con Heartbleed e corrette poi a Luglio di quest’anno?

4 risposte

  1. La cosa su cui bisogna riflettere, in relazione a questa vicenda dell’HTTPS, è che è stata una delle poche volte in cui Google ha apertamente detto che una determinata cosa è un fattore di ranking. Evidentemente, a differenza di centinaia di altri fattori di ranking più importanti,
    Google aveva bisogno di pubblicizzare l’HTTPS e di fare in modo che venisse usato da una quantità maggiore di siti. Parlando di fattori di ranking, ovviamente, ha parlato “alla pancia” del webmaster medio: la domanda vera è.. perché a Google interessa che aumenti l’HTTPS nel mondo?

  2. GOOGLE fa le pentole ma non i coperchi…, questi sta al Seo giudicarli. Comunque, convergendo con le idee di Carla, a prescindere dai vari fattori che entrano in gioco nella Serp, credo sia opportuno che si faccia riferimento a protocolli di sicurezza quali gli SSL. Il web diventa sempre più parte integrante della quotidianità, per cui avere la sicurezza che un sito utilizzi simili codici per la tutela dei dati sensibili è nel rispetto dell’utente. Giusto perciò che il HTTPS divenga uno dei tanti elementi da impiegare nel posizionamento.

  3. Eheheh Danilo, quella si che è la domanda giusta. Via con SSL a gogo, fino a quando non diventeranno (forse) oggetto di penalty (se utilizzati impropriamente)? 🙂

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